
Il webinar
Il confine tra sorveglianza e operatività rappresenta una delle sfide più complesse per il Data Protection Officer moderno. Sebbene l'Art. 39 del GDPR affidi al DPO il compito di sorvegliare l'osservanza del Regolamento, l'esecuzione di Audit di 1^ parte (interni) espone la funzione a un rischio intrinseco di perdita di oggettività e a potenziali conflitti di interesse.
Questo studio dimostra che lo svolgimento di tali audit da parte del DPO è legittimo e sostenibile solo a condizione che la funzione si doti di una rigorosa architettura metodologica. L'imparzialità, principio cardine del ruolo, non può essere presunta, ma deve essere "ingegnerizzata" attraverso procedure tracciabili, regole di ingaggio chiare e l'adozione dello standard ISO 19011.
I talking points
Audit di 1^ Parte sotto lente
Le condizioni necessarie affinché il DPO possa verificare i processi interni senza compromettere la propria autonomia.
La "Cassetta degli Attrezzi" Metodologica
Perché il DPO deve definire ex-ante procedure di campionamento, criteri di valutazione e modalità di rilievo delle evidenze.
Neutralizzare il pregiudizio
Come le regole procedurali proteggono il DPO dal rischio di "auto-validazione" (specialmente laddove abbia fornito pareri preventivi, come nelle DPIA).
Dall'opinione all'evidenza oggettiva
Trasformare il report del DPO in un documento di assurance che regga alla prova del giudizio di terzi (Autorità Garante o verifiche giudiziali).
Obiettivo del webinar
Fornire un modello operativo per il DPO che desidera svolgere audit interni di alto valore, sostituendo l'arbitrarietà delle check-list estemporanee con un metodo scientifico capace di garantire, in ogni momento, l'integrità e l'imparzialità della funzione.
Speakers
